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O.o

Stamattina, al mio risveglio, mi son ritrovata un mio zio in cucina. I miei zii (e le mie zie, ovviamente) sono tutti soggetti piuttosto particolari, ma è troppo tardi per dilungarmi con le spiegazioni di certe perversioni mentali. Fortunatamente stavo ancora dormendo, sebbene il mio corpo deambulasse autonomamente per casa, perchè così non sono stata in grado di capire le infamità che mi ha detto mio zio. Meglio ancora, non sono riuscita a rispondergli. Così non mi sono incazzata di prima mattina e ho fatto pure la figura di quella "superiore" che non si abbassa al suo livello di coglionaggine acuta. Dovrei vivere la vita in dormiveglia.
Comunque... chiacchieravamo amabilmente di quanto fossi fallita, egoista e irrecuperabile, quando mio fratello è entrato in cucina.
Occhiata dello zio.
Frase fatidica: "e tu quando ti laurei?".
Cosa abbia risposto mio fratello mi è sfuggito, pensavo al biscottino che si stava inzuppando nel mio delizioso cappuccino e, in generale, figuriamoci se mi passa per l'anticamera del cervello di ascoltare quello che dice mio zio. Piuttosto riflettevo su quanto fosse stato stupido mio fratello, pur sapendo della sua presenza, ad entrare in cucina. Cioè, io mica lo sapevo che c'era lo zio! Altrimenti col cavolo che mi alzavo dal letto...
All'improvviso, però, alzo lo sguardo dalla schiumina del cappuccino e vedo mio zio con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. E poi lo sento urlare contro il mio innocente fratellino: "tu vuoi rimanere a Napoli?".
Sorrido.
Io so che la sincera risposta a questa domanda è sì. Cerco spesso di convincere i miei parenti ad emigrare in capo al mondo. Faccio loro presente che perfino il ghiaccio del polo nord, sciolto sul fuoco, è più salutare dell'acqua che beviamo. E gli orsi polari sono una compagnia migliore dei nostri vicini di casa. E potremmo pure incontrare Babbo Natale. E le aspettative di vita di un uomo nudo a -70°C sono sempre superiori a quelle di una persona onesta in quel di Napoli. Ma niente, mio fratello proprio non riesco a convincerlo! Lui, qui, si trova bene. Contento lui... tuttavia è consapevole che questa sua vena masochistica risulta incomprensibile ai più (è incomprensibile pure per me che sono la sorella!), così si è subito corretto, evitando un infarto al povero zio: "ma no, io voglio stare dove trovo lavoro e posso vivere bene". Diplomatico. Peccato per l'infarto, io un po' ci speravo. Sarei stata comunque troppo stordita per godermi appieno l'evento, ma sono sicura che mi sarebbe rimasta una bella sensazione di leggerezza per tutto il giorno.
Rimane evidente che, per chiunque, l'idea di voler vivere a Napoli, come libera scelta, o è un concetto estraneo ed incomprensibile, o è qualcosa di cui vergognarsi, da buttar lì in un discorso tra amici per poi rimangiarsi tutto, abbassare lo sguardo e soffrire in silenzio, perchè dentro di te sai che Napoli è bella, sai che è la tua casa, sai che le apparterrai per sempre. Ma sai anche che ciò a cui ti senti legato è già stato distrutto, sai che della tua città, della tua casa, non rimane altro che un cumulo di macerie seppellite sotto tonnellate di spazzatura.